60 giorni senza paura

Tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio ho ricevuto due notizie inaspettate. La prima è arrivata con una e-mail di suicidio da una persona cara, la seconda è arrivata con una chiamata che mi avvisava che un’altra persona a me cara era in ospedale a seguito di un bruttissimo ictus.

Nell’attutire il colpo che notizie come questa possono avere quando arrivano, mi sono lasciata attraversare da quello che c’era: paura, dolore, sofferenza, senso di morte.

Poi il dolore acuto, la paura, la sofferenza sono passati e hanno lasciato il posto ad una vecchia amica: la chiarezza. Una chiarezza densa di comprensione per chiunque lì fuori nel mondo si trovi ad affrontare momenti di smarrimento, paura e sofferenza, proprio ora.

Quello che ho sempre tratto dal vivere momenti cupi, è sempre una comprensione più grande di cosa accade in ciascuno di noi, universalmente quando attraversiamo il dolore cupo. Perché il dolore non è tutto uguale. C’è quello acuto, ma che ha in sé il germe della speranza e c’è quello cupo, quello in cui per un attimo, o più attimi, tutto sembra perduto.

Sembra. Questa è la parola chiave. E su questo “sembra” mi sono fermata a riflettere. Perché anche quando qualcosa sembra perduto, non necessariamente lo è. Forse è perduta la vita che si conosceva fino a quel momento, ma la possibilità di trovare un nuovo scopo, un senso più grande a quello che ci succede, ed infine di risorgere dalle nostre ceneri, quella non svanisce mai. Mai. Per nessuno.

Nell’addentrarmi nella mia personale riflessione a seguito di questi eventi, ho avuto tre realizzazioni sul vivere la vita che si ama, anche quando attraversiamo il dolore, e sul fatto che quando si cambia, si cambia. In questo articolo ne condivido due.

Realizzazione Numero 1

Non posso vivere una vita che amo, se vivo giornate che non amo.

Ho riflettuto a fondo durante tutta la seconda parte del 2025 in particolare cosa significhi per me vivere una vita che amo. E ho visto che non posso vivere una vita che amo, se vivo giornate che non amo in cui mi preoccupo di tutto, anche di quello che non potrò mai controllare.

Concetto semplicissimo, ma illuminante se calato nella consapevolezza di come vivo e attraverso le ore (che poi diventano giorni) della mia vita.

Realizzazione Numero 2

Non puoi coltivare la fede, se coltivi la paura.

In questa esplorazione mi sono resa conto di un altro fattore chiave: il coraggio emerge quando c’è paura. Spesso le persone che da fuori ci considerano “coraggiose” non vedono che il coraggio non è né un diritto di nascita, né un dono, né qualcosa di mistico che c’è in qualcuno e in altri no. Noi non nasciamo né impauriti, né coraggiosi.

Il coraggio esiste in ciascuno di noi ed emerge solo quando abbiamo paura, sentiamo la paura e scegliamo di fare, dire, essere qualcosa anche se ci spaventa.

Esiste tuttavia una realizzazione più importante di questa ed è che quando compiamo un passo con coraggio, scopriamo qualcosa di ben più potente del coraggio, che è la fede. La fede è la fiducia profonda di poter avanzare nella vita, anche quando abbiamo paura, anche senza coraggio.

Allora in questi prossimi due mesi della mia vita ho deciso di fare un esperimento. Vivere 60 giorni senza paura/preoccupazione e scoprire cosa accade. L’esplorazione nasce dalla frase sopra citata che espanderei in questa:

  • Non posso coltivare il terreno della buona sensazione e della fede, se coltivo costantemente quello delle preoccupazioni vere o potenziali che attraversano la mia mente o che mi capitano.

Ecco quindi che voglio fare esperienza di cosa accade in me se scelgo di non agire spinta da preoccupazione e paura. Cosa accade se quando mi spavento, semplicemente mi lascio attraversare senza farci granché e poi torno al presente. Cosa accade se mi fido del mio intuito sempre. Non solo quando ho le giornate buone, ma anche quando ho quelle incerte, quelle difficili, quelle che davvero “non so”.

Quando si cambia, si cambia.

E quando il cambiamento inizia da dentro a seguito di profonde realizzazioni intuitive, è inarrestabile. Questo lo vedo da vent’anni facendo coaching, ma come ogni cosa, arriva un momento in cui abbiamo la possibilità di vedere qualcosa che già sapevamo ad un livello che ancora non conosciamo. Pertanto ho deciso che farò una esplorazione, in cui sperimentare 60 giorni senza paura.

Cosa accadrebbe, se vivessi 60 giorni senza paura?

Esplorerò cosa accade oltre la paura di dire no. Oltre la paura di dire sì. Oltre la paura di fallire. Oltre la paura di riuscire. Oltre la paura di quello che non so. Oltre la paura di non farcela. Ogni volta che sentirò paura non scapperò, né mi distrarrò, la lascerò essere. Non significa che “controllerò” i miei stati d’animo, ma che vedrò con interesse cosa ci sia sempre oltre la paura e sceglierò il sentiero dell’intuito e della fede anche quando sembra strano.

Si può insegnare solo ciò che si comprende.

E quel che vedo sempre più è che chiunque oltre i propri impedimenti reali o mentali, è qualcosa di infinitamente più profondo, libero e incredibile, persino quando lo dimentica.


Chiara

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